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Valtellina Orobie 2009 - 17. Come si vive l'attesa a casa Murada?

Maurizio Torri
1/1/2009

Un simpatico spaccato familiare con intervita alla signora Murada

Nel mondo dello scialpinismo Ivan Murada non ha certo bisogno di presentazioni. Al fianco dell’inseparabile Graziano Boscacci ha vinto di tutto e di più, portando il nome di Albosaggia sui gradini più alti di Pierra Menta, Sellaronda, Mezzalama e pure dei campionati mondiali di specialità. Se in questa disciplina fatta di fatica, freddo, tecnica e un pizzico di pazzia è un’istituzione, pure al suo paese non esiste vecchio o bambino che non lo conosca o che non abbia tifato per lui alla Valtellina Orobie. Proprio in occasione della 24ª edizione di questa super classica siamo andati a casa Murada per un’intervista un poco insolita. Questa volta i microfoni non erano per lui, ma per la moglie Claudia che simpaticamente è stata al gioco raccontandoci alcuni interessanti spaccati di vita quotidiana.

Prima domanda, subito a bruciapelo: Murada atleta e Murada marito. Definisci con un aggettivo l’uno e l’altro? “Con un solo aggettivo? Impossibile; l’Ivan atleta è strepitoso, costante e determinato. L’Ivan marito direi incostante: a volte c’è, a volte meno”.

Attività agonistica ad alti livelli, lavoro, famiglia e bed & breakfast. Come riesce a conciliare il tutto? “Non sempre ci riesce; praticamente si va avanti con tanta pazienza da parte della famiglia e tanto impegno da parte sua”.

Ivan è un atleta che sente molto la competizione. Raccontaci come vive il pre e il post gara? “Nel pre è completamente assorto nella gara che andrà ad affrontare. Magari lo vedi girare per casa, ma è completamente assente; come se non ci fosse. Il post lo vive ancora immerso nella gara: è un continuo sentirsi con gli amici. Il cellulare non cessa di suonare… Con noi comunica, ce la racconta, ma lo vedi che con la testa è altrove”.

E’ scaramantico? “Un po’, come del resto ogni atleta. Non ha un rituale o un portafortuna particolare; forse capi d’abbigliamento cui è più legato di altri. Per quanto riguarda l’alimentazione, mangia moltissima pasta”.

La Valtellina Orobie è sempre una gara dal sapore speciale. Come la vivete? “La viviamo bene: ci piace e praticamente coinvolge tutta la famiglia, per non dire l’intero paese. Da diversi anni, infatti, non è più solo gara, ma un evento che richiama l’attenzione di associazioni, scuole, mamme e bambini. E’ bella da seguire e mi piace vedere l’entusiasmo della gente che, per l’occasione, si sposta prima a Campei e poi al tendone della Polisportiva”.

Serre Chevalier 2002, cosa si prova ad essere la moglie di un campione del mondo? “Mi vengono ancora i brividi. Per me è stato un giorno bellissimo e per Ivan penso una delle vittorie più importanti. Forse la più bella insieme al Mezzalama. Ricordo che mia figlia Giulia era malata e non ho potuto seguirlo. Appena tagliato il traguardo, mi ha telefonato.. era emozionatissimo. L’ho raggiunto la mattina successiva… è stato un momento speciale, difficile da descrivere”.

Passano gli anni, Ivan sembra non accorgersene e i risultati gli danno ragione. Sappiamo però che non potrà eccellere in eterno. Come te lo immagini nella fase post agonistica? “Emotivamente distrutto. Scherzi a parte, so che per lui sarà dura partire, sapendo di non potere rispettare le aspettative sue e dei supporter. Lo vedo impegnato nel seguire i giovani e tutto quello che c’è dietro allo scialpinismo: intendo ricerca sui materiali, supporto nell’organizzazione delle gare… Non direi però che ci sarà una fase post agonistica. Forse non sarà più lì davanti con i primi, ma me lo vedo ancora in gara. Ha troppa passione per smettere”. (art pubblicato sulle "Montagne Divertenti" foto R. Moiola)

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