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Intervista a Guido Giacomelli

Maurizio Torri
11/11/2008

Passano gli anni, cresce il livello, ma nello scialpinismo la Valtellina resta fucina di campioni. Sembrano ormai lontanissimi i tempi dei rally o delle strepitose vittorie griffate Fabio Meraldi – Adriano Greco, eppure da quelle epiche imprese sono passati davvero pochi anni. Anni che però hanno segnato una netta demarcazione tra performance pseudo amatoriali ed altre puramente professionistiche. Il prototipo dell’atleta moderno è la stella dello Sci Club Alta Valtellina Guido Giacomelli: fortissimo in discesa su qualsiasi tipo di neve, veloce in salita e a suo agio sui percorsi tecnici, il ventottenne atleta di Cepina è atteso da un inverno che si preannuncia a dir poco intenso.

«Ogni anno il calendario è sempre più denso di appuntamenti, ma per il momento l’attenzione è ancora tutta rivolta al lavoro – ci ha confidato -. E’ ancora presto per pensare alle gare, ma se dovessi mettere dei punti fermi, direi Mountain Attack, Pierra Menta, Europei e Mezzalama. Per quanto riguarda il circuito di Coppa del Mondo, prima di esprimermi voglio vedere se la nuova federazione è o meno riuscita a fare decollare questo challenge». Ma conosciamolo meglio. Come ti sei avvicinato allo scialpinismo? «E’ una storia lunga – ha continuato -. Ho cominciato ad appassionarmi a sci e pelli di foca seguendo le orme di mio padre. Poi sono arrivate le prime gare, et voilà… Dimenticavo, ho praticato pure discesa e fondo. Con lo ski-alp, però, sono riuscito a conciliare ciò che davvero mi piaceva di entrambi». Il tuo è uno sport relativamente giovane, ma in costante crescita. Vedi ulteriori margini? «Negli ultimi anni sono saltati tutti i record, sia perché gli atleti hanno cominciato ad allenarsi in modo specifico, sia perché molte aziende hanno investito nella ricerca materiali. Ora siamo a livelli altissimi e mi spaventa il solo pensare che si possa andare ancora più forte. Un ulteriore step, però, lo si farebbe se lo scialpinismo diventasse sport olimpico. Ciò porterebbe più fondi e darebbe la possibilità agli atleti di allenarsi a tempo pieno; cosa che attualmente possono fare solo in pochi». Lorenzo Holzknecht, Robert Antonioli, Michele Boscacci, Bruno Mottini. Quattro giovani di belle speranze con le carte in regola per diventare dei big. Chi di loro sarà il tuo erede? «Sono tutti molto forti e, ciò che più conta dei bravi ragazzi. Fare un nome risulta difficile, ma se dovessi proprio scegliere… Per affinità di carattere e caratteristiche direi Robert». Facciamo un passo indietro; Fabio Meraldi, Adriano Greco, Chicco Pedrini. Chi di questi grandi campioni sondriesi ti assomiglia di più e perché? «Erano davvero forti e hanno scritto la storia di questo sport. Con loro condivido ovviamente la passione per la montagna e per questa spettacolare disciplina, ma penso di avere caratteristiche differenti da tutti loro». Torniamo al presente, Graziano Boscacci e Ivan Murada; loro hanno davvero vino tutto. Quando ci regalerai l’oro iridato nella prova individuale? «Un oro mondiale individuale l’ho già vinto lo scorso inverno sulla long-distance. Quello nella classic, invece, mi è sfuggito sulle montagne piemontesi per quella ormai celebre slavina. Nel 2009 ci sono gli europei, e ciò mi svincola da qualsiasi promessa. Ovviamente l’appuntamento è rimandato al 2010». Nel tuo sport i materiali non saranno determinanti, ma quasi. Quest’anno correrai con i nuovi Crazy. Quali le caratteristiche di questo sci? «Rispetto allo scorso inverno è migliorato molto, sia sotto l’aspetto della resistenza che sul piano della reattività. Ciò che mi ha spinto a cambiare lanciandomi in questa nuova sfida, è l’avere carta bianca nello sviluppo di un prodotto nuovo. Abbiamo iniziato nel migliore dei modi e mi sta regalando belle soddisfazioni».

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