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Intervista a Fabio Meraldi, nuovo vicepresidente FISI x lo ski alp

Maurizio Torri
20/2/2009

A Camillo Onesti il ruolo di vicepresidente onorario

Fabio Meraldi è tornato. I big del circuito internazionale possono però dormire sonni tranquilli. “Le Roi”, come lo chiamavano i francesi della Pierra Menta, non ha certo meditato un rientro alle gare stile Lance Armstrong. Il suo sarà un ruolo a carattere dirigenziale, come confermato pochi giorni a da un comunicato FISI nel quale Meraldi viene indicato come nuovo vicepresidente federale esecutivo per lo ski-alp: «Ho accettato di buon grado questo incarico che mi vede subentrare ad una delle figure mitiche della disciplina che è Camillo Onesti – ha confermato l’ex campionissimo di San Nicolò Valfurva -. Un Onesti che non verrà certo messo da parte: infatti è stato nominato vice presidente onorario».

«Il farmi da parte non è certo stata una mia scelta. Nel 2001, quando ho chiuso la mia carriera agonistica, mi ero proposto per un incarico federale. La mia richiesta non fu presa in considerazione e accettai la cosa senza fare polemica. Nel 2008, quando Gianni Morzenti avanzò la sua candidatura, mi rifeci avanti. A distanza di mesi ho ricevuto questo incarico che accetto con entusiasmo».

«Quando ho lasciato, la squadra nazionale era agli albori. Vi era grande entusiasmo e grandi problematiche. Da allora sono stati fatti passi da gigante. Siamo campioni del mondo in carica e ci affacciamo alle gare europee pieni di buoni propositi. Il lavoro svolto sin ora è grandissimo. E se molto è stato fatto, tanto è ancora da fare per fare crescere e sdoganare definitivamente questa spettacolare disciplina».

«Penso proprio di si. Lo skialp ha grandissime potenzialità e intendo impegnarmi a fondo per farlo diventare sport olimpico. Il mio impegno o la volontà dell’equipe azzurra da sole non basteranno; avremo bisogno dell’impegno sinergico di tutto il mondo della montagna».

«Senza volere fare delle discriminazioni, lo scialpinismo è decisamente uno sport di fatica; molte donne sono forse scoraggiate dal dovere affrontare itinerari troppo lunghi e snervanti. Il proporre percorsi ad hoc, magari meno impegnativi dal punto di vista muscolare, potrebbe essere un’idea da prendere in considerazione».

«Uno dei miei compiti sarà appunto sensibilizzare le istituzioni e lavorare con un team affiatato che si preoccupi di raccogliere nuovi sponsor. Il motivo è semplice: voglio che gli atleti siano il più possibile tranquilli e che pensino solo a fare gli atleti».

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