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INTERVISTA ALL’AZZURRO MARCO DE GASPERI

Maurizio Torri
2/12/2010

A 33 ANNI, IL SEI VOLTE IRIDATO DI CORSA IN MONTAGNA SEMBRA ANCORA SAPERE TROVARE GLI STIMOLI GIUSTI PER CORRERE:

"LE GARE SARANNO PURE SEMPRE LE STESSE, MA GLI AVVERSARI NO"!!!

Passano gli anni e cambiano gli avversari, ma Marco De Gasperi continua ad essere il numero uno nei percorsi saliscendi di corsa in montagna.

Nelle sporadiche sortite sulle lunghe distanze, a trentatre anni suonati, ha dimostrato di essere l'unico al mondo in grado di contenere il re delle SkyRace Kilian Jornet. Non solo, forse con qualche ora di allenamento in più nelle gambe l'avrebbe anche potuto battere in quel di Premana.

In un palmares nel quale spiccano ben sei titoli iridati di specialità e molte classiche internazionali del calibro di Sierre Zinal, Trofeo Vanoni Snowdon Race e Smarna Gora, quest'anno ha fatto spazio per un trofeo a dir poco ambito: quello che consegnano a chi vince la Jungfrau Marathon, la 42km che comunemente viene definita la Maratona di New York delle corse in montagna. Al termine di una stagione che lo ha visto togliersi un sacco di soddisfazioni lo abbiamo incontrato per fare il punto della situazione e capire quali sono i suoi obiettivi futuri: «Per il momento ho osservato un periodo di stop nel quale mi sono ripreso sia fisicamente che mentalmente – ha dichiarato il portacolori della Forestale Roma -. Ora riprenderò ad allenarmi in vista dei primi appuntamenti del 2011 che potrebbero essere alcuni cross, una mezza maratona o magari la gara all'Empire State Building».

Dicembre è tempo di bilanci, come è andato questo 2010?

«Direi bene. Avevo due grossi obiettivi: i campionati europei e la Jungfrau Marathon. I primi non sono andati come avrei voluto, nella seconda però mi sono rifatto con gli interessi. E si che l'inattesa partecipazione ai mondiali aveva completamente stravolto ogni mio programma».

Nella superclassica svizzera ha stupito il tuo passaggio alla mezza in 14ª posizione e la vittoria finale con largo margine sul secondo:

«La Jungfrau è una gara che si divide in due parti ben distinte: una prima per stradisti e una seconda per chi corre in montagna. Non sapendo che tenuta potessi avere su una simile distanza, ho cercato di non prendere troppo nella prima frazione per poi tentare l'affondo nella seconda... A giudicare dal risultato direi ce mi è andata bene».

In Svizzera, come in altre gare di caratura internazionale, ti sei misurato con mezzofondisti di colore che negli ultimi anni hanno innalzato notevolmente il livello della corsa in montagna. Il futuro è loro?

«Se ci verranno ancora proposti tracciati tecnici, no; altrimenti si. Mi spiego meglio: la tendenza delle ultime stagioni è vedere percorsi saliscendi molto simili a delle campestri in quota. Su questi circuiti il gap è incolmabile. Su percorsi come quello di Ovronnaz 2007 il mio ultimo oro mondiale è invece la riprova di come gli atleti del "vecchio continente" possano ancora togliersi delle belle soddisfazioni».

In più di un'occasione hai provato l'esordio in maratona poi sfumato per infortunio. Pensi ancora alla massima distanza olimpica?

«Certo, anche se il treno buono penso sia passato. Qualche anno fa volevo correrla con ambizioni; ora invece penso che la farò ma senza particolari velleità cronometriche».

Per uno che ha vinto di tutto e di più non è demotivante ogni anno ripetere lo stesso iter di gare?

«Per il momento riesco ancora a trovare stimoli e motivazioni. Le gare saranno anche le stesse, ma cambiano gli avversari... sempre più giovani e competitivi. Oltre al solito circuito tricolore, gare continentali e iridate ogni anno cerco di inserire qualcosa di nuovo che sia la Sierre Zinal, la Jungfrau Marathon, una skyrace o le gare sui grattacieli. Così facendo riesco a darmi sempre nuovi obiettivi e traguardi da raggiungere».

Pochi mesi fa sei diventato padre. Sembra ti abbia fatto bene visto la sorprendente vittoria con record che subito dopo hai centrato alla Mont Kinabalu Climbathon in Malesia..

«Direi proprio di si. La piccola Lidia è entrata da pochissimo nella mia vita, ma è subito riuscito a cambiarla portando una ventata di ottimismo e felicità in un anno che era cominciato davvero male».

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