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GS Forestale, per il 2009 il Campionato Italiano Societario pare una "Mission Impossible"

Maurizio Torri
22/5/2009

In soli tre anni la sezione bergamasca ha perso 6 atleti. Ora le tre stelle di prim'ordine su cui può contare Gianbattista Scanzi potrebbero anche non bastare per tenere testa ai club privati

Può un club che conta tra le proprie fila un terzetto composto da Marco de Gasperi, Emanuele Manzi e Marco Rinaldi, rischiare di non vincere il titolo tricolore societario? Beh, forse si.
Sarà che la crisi e i conseguenti tagli ai bilanci si fanno sentire anche nello sport, sarà che i tentennamenti della federazione non hanno certo tutelato l’unico corpo militare che da sempre ha creduto nella corsa in montagna, sta di fatto che le aquile biancoverdi in soli due anni sono state ridotte ai minimi termini.
Per fare il punto della situazione abbiamo giustamente interpellato il responsabile della sezione del GF Forestale Gianbattista Scanzi. Prima atleta di valore indiscusso, dal 2003 è subentrato in questo ruolo dirigenziale prendendo il testimone di Raimondo Balicco. «Nell’atletica i parametri per restare in squadra sono il raggiungimento di un determinato punteggio; cosa però che è difficilmente applicabile alla nostra specialità - ha esordito -. In attesa che la federazione decidesse di fornire dei criteri ad hoc come l’essere atleta di rilevanza nazionale, i nostri vertici hanno ridimensionato il gruppo. Ad inizio 2008 ho perso Simone Lenzi, Paolo Germanetto e Dario Fracassi, mentre ad inizio stagione mi sono stati tolti Davide Milesi, Lucio Fregona e Marco Agostini. Chi è nell’ambiente della corsa in montagna conosce bene il loro livello».

Come si spiega un simile giro di vite?

«La cosa non mi ha certo fatto piacere, anche perché non è stato un ricambio generazionale. D'altronde la risposta dei miei superiori era inattaccabile. Innanzitutto la corsa in montagna non è sport olimpico, ma soprattutto la Forestale non ha ritenuto di dovere per forza continuare ad investire in un settore dove la federazione stessa sembra non credere più di tanto».

In vista di una stagione che si preannuncia serrata quali sono i suoi obiettivi?

«In organico ho Roberti al femminile e De Gasperi, Manzi, Rinaldi al maschile. Ovvio che punteremo sulla gara tricolore di domenica a staffetta e sui piazzamenti individuali nelle altre prove. Per la classifica a club, però, saremo a dir poco penalizzati dalla mancanza del quarto uomo. Ho a disposizione degli ottimi atleti, ma in caso di malattia e infortunio anche solo di uno di loro ogni piano o sogno di gloria verrà ovviamente vanificato».

Correre al top, dare il massimo, essere fortunati e per giunta non sbagliare nulla potrebbe quindi non bastare?

«Esattamente. Uno dei problemi della Forestale, settore atletica, è che può contare solo su atleti che siano dipendenti del corpo; nessun aggregato come succede in altre discipline. L’altro è che gli obiettivi vanno dichiarati ad inizio dell’anno ed io ho puntato tutto sul titolo italiano a squadre prima di sapere che di lì a poco avrei perso 3 dei sei uomini a disposizione. Ora dovremo operare un cambio in corsa cercando di dare il massimo a livello individuale in ambito nazionale, europeo e mondiale».

Dati tali premesse il futuro della sua squadra è quindi segnato?

«Forse no. Anzi direi che oggi sono più tranquillo di un po’ di tempo fa. Le voci di paventata chiusura sembrano lontane e addirittura si parla di alcuni possibili futuri innesti. A fine estate verrà infatti emesso un concorso dal quale potremmo anche avere delle belle notizie. In questo concorso, proprio al fine di tesserare elementi di talento, saranno determinanti i titoli e il palmares dei candidati».

Con i “se” e con i “ma” non si è mai fatta la storia. Potesse però scegliere, chi inserirebbe a supporto di questo “terzetto delle meraviglie”?

«In giro vi sono molti giovani di talento; a botta secca direi i fratelli Dematteis. Bernard nell’ultima stagione ha davvero impressionato, ma anche il suo gemello ha classe da vendere. Altri che mi piacciono sono Riccardo Sterni o Chevrier Xanier. Ora ho fatto quattro nomi, ma ho in mente diversi ragazzi “buoni”. Ragazzi che magari non si sono distinti con exploit eclatanti, ma che hanno i numeri per fare bene. Ovviamente, in fase di concorso, i titoli conquistati nel 2008 da Bernard sarebbero un vantaggio sulla concorrenza».

E al femminile?

«Sempre usando un condizionale quanto mai d’obbligo sarei ben felice di avere nel mio gruppo Elisa Desco. Già, in questo caso battere la concorrenza non sarà cosa facile; so infatti che sono diverse le squadre che le fanno il filo».

Tornando invece al movimento, perché tra i corpi militari solo la Forestale ha da sempre creduto nelle potenzialità della corsa in montagna?

«Difficile dirlo. So che nei primi anni ’70 a Sesto Fiorentino si correva il Trofeo Terza Punta; manifestazione alla quale partecipavano anche i carabinieri. Non avevano però una squadra di corsa in montagna vera e propria. Per l’occasione riciclavano atleti di altre specialità».

Se Esercito, Fiamme Gialle o Fiamme Oro dovessero puntare su questo sport?

«Da parte mia nessun problema, tutt’altro. Anche lo scorso anno, in occasione del Trofeo Vanoni ho chiesto al Consigliere Federale Pierluigi Migliorini che spingesse in tal senso. Noi avremmo una maggiore concorrenza, ma il movimento ne gioverebbe».

In che senso?

«Nella più rosea delle ipotesi al mio gruppo verranno aggiunti uno o al massimo due elementi, se anche altri corpi dovessero scendere in campo molti più ragazzi avrebbero un futuro da professionista garantito. Prima di entrare in Forestale lavoravo in segheria; so quanto è duro allenarsi nel dopo lavoro. Essere tesserati in un corpo militare vuole dire avere delle sicurezze, essere seguiti, ma soprattutto la possibilità di poter focalizzare i propri obiettivi agonistici senza distrazioni o preoccupazioni di sorta».

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