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ANDREA DAPRAI... MISSIONE COMPIUTA!!!

Maurizio Torri
19/7/2009

Andrea Daprai batte il primato di Adriano Greco e fissa il nuovo record di dislivello in 24 ore. Vince anche un freddo terribile e copre 17.675 metri

On line su photogallery alcune immagini dell'impresa!!!

L’impresa ora è realtà. Alle 14,48 Andrea Daprai, al termine della 25ª salita lungo la Pista Paradiso, al Passo del Tonale, si china al suolo, bacia il terreno e alza le braccia al cielo, salutato dal lunghissimo applauso di centinaia di persone, che si erano date appuntamento all’arrivo della cabinovia per festeggiare il nuovo primatista mondiale di dislivello in salita in 24 ore, grazie ai 17.675 metri coperti in 23 ore 33 minuti e 11 secondi. Si è trattato di una corsa contro il tempo, ma soprattutto contro le avversità atmosferiche, visto che il suo avversario più temibile è stato costantemente il freddo più che il cronometro.

Le basse temperature che ha incontrato ieri pomeriggio alla partenza, il terreno reso scivoloso dalla pioggia e poi il gelo affrontato nel corso dell’intera nottata hanno costretto il suo fisico a un grande dispendio di energie. Verso l’una di notte una contrattura muscolare alla coscia sinistra ha fatto temere per la felice conclusione dell’impresa, ma il pronto intervento dello staff medico e atletico che lo ha seguito senza sosta nelle 24 ore di cavalcata, unito ad una incrollabile forza di volontà, gli hanno permesso di arrivare festante al traguardo alle ore 14,45 di oggi. I tempi, in verità, sono sempre stati in linea con l’obiettivo finale, alzare la soglia fissata da Adriano Greco nel 2001 (17.575 metri), ma fino a quando non si scrive la parola fine su queste imprese non si può mai essere certi di nulla. Anche se il lungo curriculum dell’atleta noneso forniva ampie garanzie di successo.

La rincorsa al record è cominciata sotto un cielo plumbeo ed è terminata sotto un magnifico sole. Per 25 volte Andrea, accompagnato ora da Mirko Valentini e ora da Massimo Menapace, ha risalito la Pista Paradiso dalla vecchia stazione di partenza all’arrivo del nuovo impianto, dove saliva sulla cabina per ridiscendere a valle. I sette minuti trascorsi sul vagoncino gli sono serviti di volta in volta per nutrirsi, bere, consultarsi con il medico, farsi massaggiare, cambiare abbigliamento. Il momento peggiore è cominciato quando il buio era calato da qualche ora sulla vallata; la temperatura è scesa fino a -2 gradi nella parte alta e il freddo è diventato subito un avversario micidiale, al quale comunque lo staff ha fatto subito fronte consigliando ad Andrea di cambiarsi al caldo della biglietteria piuttosto che al gelo della cabina, un’operazione che è costata qualche minuto, ma che l’atleta poteva permettersi, visti gli ottimi tempi di marcia.

Suggestivo il colpo d’occhio per chi ha seguito nottetempo l’impresa, visto che due grandi riflettori messi a disposizione da Adamello Ski hanno illuminato l’intero tracciato e visto che molte paline che segnavano il percorso portavano in cima una luce che le rendeva riconoscibili anche dal Passo del Tonale. I tempi staccati ad ogni giro testimoniano la grande regolarità di cui è stato capace Andrea: 40’49”, 41’00”, 39’48”, 42’80”, 42’30”, 41’12”, 41’59”, 43’40”, 46’65”, 44’42”, 45’57”, 48’08”, 47’36”, 48’27”, 50’52”, 49’10”, 48’05”, 47’32”, 49’01”, 48’46”, 51’46”, 50’40”, 50’19”, 56’06”, 54’09”.

Alla fine è scattata inevitabile la festa per lui e per tutto lo staff ha preparato questa impresa e che lo ha seguito per 24 ore senza perderlo mai d’occhio. Dai preparatori atletici Mauro Mendini e Pierino Endrizzi al medico Giovanni Staffilano, dagli uomini di Adamello Ski (che hanno fatto funzionare l’impianto per 24 ore consecutive) agli amici e ai parenti di Andrea, che si sono adoperati soprattutto nel corso della notte per risolvere i problemini che inevitabilmente sempre si pongono in queste circostanze.

In condizioni climatiche diverse Andrea avrebbe potuto certamente provare ad compiere un’altra risalita, ma un freddo inusuale per la stagione lo ha costretto a sprecare molte più energie del previsto. E l’ultima mezz’ora ha preferito spenderla per festeggiare.

COMMENTI A CALDO:

La stanchezza lo ha segnato, ma dopo aver conquistato il suo record Andrea Daprai si concede senza risparmio a microfoni e taccuini, senza dimenticare le decine di scatti fotografici per i quali deve posare a fianco delle tantissime persone che lo hanno aspettato all’arrivo per fargli i complimenti. La soddisfazione si legge chiara nei suoi occhi, certo più della spossatezza.
«Un clima come quello che abbiamo trovato sabato mattina non ce lo aspettavamo di certo – racconta – anche perché tutta la preparazione era stata affrontata immaginando temperature diverse da quelle poi effettivamente incontrate. I primi cinque giri le cose sono andate bene, perché aveva smesso di piovere e la condizione era ottima, poi ha cominciato a soffiare un vento freddo micidiale. Per due volte mi sono trovato a fare i conti con l’ipotermia e all’una e mezzo della notte ho pensato seriamente che non ce l’avrei fatta».
L’intervento del suo staff, che ha cercato di riscaldarlo al termine di ogni salita, gli ha comunque permesso di andare avanti a testa bassa. «Poi però alle 6 del mattino ho dovuto fronteggiare una grossa crisi – continua – e gli ultimi sette giri sono stati caratterizzati dal alti e bassi, come si può notare ai tempi. A dieci passaggi dalla fine una contrattura alla coscia sinistra mi ha costretto a zoppicare per almeno dieci minuti ad ogni ripartenza. Ho stretto i denti e alla fine ce l’ho fatta».
Si sarebbe potuto fare addirittura di più? «Con temperature più alte un’altra risalita l’avrei compiuta senza problemi, forse anche qualcosa in più. Sono arrivato al 25° passaggio, quello del record, con mezz’ora ancora a disposizione, ma ho preferito fermarmi a festeggiare all’arrivo che impostare un’altra risalita, che comunque non avrei potuto concludere. Sono comunque molto soddisfatto».
I ringraziamenti finali sono al solito cospicui, perché questo genere di imprese può essere compiuto solo con un grande lavoro di squadra. «Devo abbracciare tutto il mio staff – prosegue Andrea – a cominciare da Mauro Mendini e Pierino Endrizzi, passando dal dottor Giovanni Staffilano. Poi il personale dell’Adamello Ski, guidato dal direttore Maurizio Andreotti, dal presidente Adriano Cattaneo e dal vicepresidente Lino Daldoss. Le aziende che hanno reso possibile questa impresa sono la Trentino SpA, Haglöfs, Itas, La Sportiva, Merelli, Crazyidea e Maurizio Fondriest».
C’è anche una dedica particolare? «Sì, a Lorenzo Pecorella e Roberto Moratti, due amici scomparsi lo scorso anno, lo striscione che ho esposto dopo l’arrivo era dedicato a loro».

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