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MESE MONTAGNA 2019 - TRENTO (TN)

Sottotitolo: 
Reinhold Messner incanta il pubblico di Vezzano...

30/11/2019
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MESE MONTAGNA
REINHOLD MESSNER
vezzano
trento
trentino
alpinismo

Un teatro tutto esaurito già da una settimana ha abbracciato ieri sera, a Vezzano, Reinhold Messner....

Il re degli ottomila ha chiuso con il botto la 14ª edizione di «Mese Montagna», che nel corso di quattro settimane ha portato in Valle dei Laghi grandi nomi dell’alpinismo e dell’esplorazione. Per fare fronte alle richieste gli organizzatori hanno persino predisposto un maxi-schermo in galleria, aumentando così la capienza dell'elegante struttura, da poco restituita alla comunità, di un centinaio di posti. Avevano visto giusto, quelli che si sono garantiti un biglietto, perché la serata ha tenuto tutto il pubblico con il fiato sospeso per un’ora e mezza.

 

Messner non ha bisogno di ricorrere ad effetti speciali per sedurre la platea. Gli sono bastate 140 fotografie di grande qualità, alcune create digitalmente utilizzando immagini satellitari, per costruire la spina dorsale di un racconto che ha ripercorso la storia dell’alpinismo, dal 1780 ai giorni nostri. «La missione di ogni nuova generazione, in questa disciplina, è sempre stata quella di rendere possibile ciò che quella precedente aveva etichettato come impossibile» ha affermato a più riprese, mostrando al pubblico come e quando i limiti sono stati spostati, con tempi di attesa più o meno lunghi a seconda delle montagne, verso l’alto. Ogni riposizionamento dell’asticella ha comportato fallimenti, ripensamenti, talvolta lutti, sempre atti di coraggio.

 

Una dopo l’altra, iniziando il viaggio dall’inviolato e sacro Kailash, in Tibet, Messner ha dedicato spazio al Monte Bianco, al Cervino, all’Ushba, al Denali, all’Aconcagua, al Nanda Devi, all’Annapurna, all’Everest, al Nanga Parbat, al K2, al Dunagiri e al Masherbrum, citando le imprese riuscite ai grandi dell’alpinismo, ma anche le spedizioni finite male o quelle compiute da piccoli eroi rimasti nell’oblio. Tuttavia, a ben vedere, i veri protagonisti di questa storia raccontata all’incantato pubblico di «Mese Montagna», più che i singoli personaggi e le singole vette, sono l’uomo e la montagna, l’eterna sfida del primo alla seconda, che ha senso chiamare alpinismo, citando il protagonista della serata di ieri, «solo se contempla il rischio di perdere la vita». Una valutazione, si badi bene, del tutto tecnica e “laica”, scollegata da ogni considerazione morale, perché Messner non si permette di stilare pagelle o di giudicare le scelte di chi, come lui, ha messo a repentaglio la propria esistenza innumerevoli volte per coronare grandi sogni.

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