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ISMF SKIMOUNTAINEERING WORLD CUP 2019 – JILIN (CHINA)

Sottotitolo: 
Niente Cina per gli azzurri. Solo cinque nazionali europei al via...

13/2/2019
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L’Italia di Bendetti, ufficialmente per mancanza di fondi, non ci sarà....

Cina che sia l’ultima volta? Alla vigilia della lunga trasferta orientale, i nazionali europei iscritti sono solo 5. Francia, Svizzera e Italia, tre delle nazioni più forti che stanno dominando questo avvio di stagione, non ci saranno. Come annunciato da Stefano Bendetti nell’ultima puntata di SdM News gli azzurri, per motivi di budget, prenderanno parte a gare nazionali focalizzando l’attenzione sugli imminenti mondiali di Villar.

 

Se Francia e Svizzera già dalla trasferta transalpina di Dévoluy avevano palesato l’assenza dei loro atleti, sembrava che almeno una nostra piccola delegazione composta da Antonioli, Boscacci e De Silvestro fosse pronta a imbracarsi direzione Jilin. Lunedì, invece, la conferma: “mancano i soli, tutti a casa”.

 

Da una parte le nostre punte di diamante avranno l’opportunità di concentrare forze ed energie sulle gare iridate, magari finalizzando la condizione su campi di gara probanti come quelli veneti della Transcavallo, dall’altra Antonioli potrebbe vedersi soffiare la leadership in coppa da Anton Palzer che, ad oggi, figura tra i pochi iscritti alla gara cinese.

 

Già chi saranno i big al via di questa quarta tappa? I rumor dicono 3 austriaci tra cui Jacob Herrmann, il tedesco Anton Palzer e lo spagnolo Marc Pinsac. Al femminile? Una tappa priva di Axelle Mollaret, Alba De Silvestro, Claudia Galicia Victoria Kreuzer non dovrebbe regalare sorprese d’alta classica. Stando così le cose i riflettori saranno puntati tutti sulla junior russa Ekaterina Osichkina.

 

Presa di posizione o reale mancanza di budget? Sta di fatto che questa assenza di massa fa e deve fare riflettere. Come deve fare riflettere la mancanza di comunicazione/collaborazione che ha portato alla concomitanza con due tappe di La Grande Course. Nella corsa verso i 5 cerchi il movimento dello skialp ha fatto ancora un passo indietro…

Commenti

C’era una volta lo scialpinismo, disciplina invernale in forte ascesa che si narrava potesse calcare le gesta del grande biathlon. Spettacolare, accattivante, imprevedibile, completo, insomma gli aggettivi si sprecavano e il futuro sembrava già scritto, bastava far andare le cose per il verso giusto. Ecco per l’appunto bastava…. Lo scialpinismo aveva il grande privilegio di arrivare dopo tutti gli altri, bastava quindi non ripetere gli errori commessi da altre discipline e affidarsi a persone competenti in grado di gettare le basi per quello che doveva essere lo sport emergente. Scelte sbagliate, strategie inesistenti, programmi improbabili, incapacità e irresponsabilità profuse a tutti i livelli, mancanza totale di visione e di condivisione, questi gli ingredienti di un menù insipido persino sulla carta. Il risultato è che adesso non ci vuole più nessuno, scaricati da sponsor e media, da organizzazioni e federazioni, persino dagli stessi atleti che voltano le spalle ad un circo che non gli appartiene più. Kilian era l’ambasciatore per eccellenza, l’immagine che molte altre discipline ci invidiavano, bastava ascoltarlo un po’, coinvolgerlo ed essere meno supponenti. Il calendario internazionale 2019 è un insulto, è la chiara dimostrazione che chi l’ha pensato e approvato è un incapace. Un calendario insostenibile, impraticabile, partorito contro lo stesso interesse dello scialpinismo. Lo scialpinismo in Italia è il riflesso di una situazione internazionale fallimentare. Noi che ci siamo sempre vantati di essere il paese guida e faro dello scialpinismo, adesso diamo la colpa ai tempi che cambiano, alla crisi, alle mancate stagioni, alla rava e alla fava. Mai una volta che nel belpaese ci sia qualcuno in grado di prendersi le responsabilità, chiedere scusa e ritirarsi per sempre. E qui sorge il dubbio che in realtà non si tratti di cattiva volontà o di interessi, ma che manchi proprio la capacità di capire il significato della parola game over. E allora bisogna che qualcuno dall’alto intervenga, e non mi riferisco allo spirito santo, anche se sembra ormai l’ultimo a cui appellarsi visto che chi dovrebbe farlo non dà segni di vita. Il tracollo parte da distante, perché le competenze ci sono e bastava dare loro spazio togliendo di mezzo chi non le ha e che da troppo tempo invece governa impunito lo scialpinismo in Italia. Ad ognuno andava dato il proprio ruolo, i giudici dovevano fare i giudici, gli allenatori dovevano fare gli allenatori e gli organizzatori dovevano fare gli organizzatori. A troppe persone invece sono stati attribuiti ruoli e incarichi che non gli competono e non gli appartengono. Governa la politica che si avvale di una schiera di sopravvalutati che usa i risultati di Robert, Miki e Alba per mascherare i propri insuccessi e la propria inadeguatezza. Il problema è che non c’è un progetto, un programma, una direzione. Ognuno va per conto suo, secondo i propri interessi senza logiche e senza prospettiva. Senza condivisione e appartenenza. Ciò che preoccupa è chi doveva riformare il sistema è tutt’ora convinto che il non sistema sia la soluzione. Lo scialpinismo resta uno sport meraviglioso, adesso la parola d’ordine è vietato mollare. Sul carrozzone sono saluti tutti, ma adesso i responsabili di questo scempio vanno tirati giù dal carrozzone, con l’augurio che cambino sport per sempre. Lo scialpinismo non vi appartiene, lo scialpinismo si deve meritare.

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